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Pubblicato:
9 Ottobre 2025
Aggiornato:
9 Ottobre 2025
Christians warn of marginalization in Lebanon’s expat voting debate
IndiceChristiani in allarme per la marginalizzazione nel dibattito sul voto degli expat in LibanoVotare all'esteroHezbollah spinge per limitare il voto della diasporaLogistica o pretesti politici?Giovani...
Christians warn of marginalization in Lebanon’s expat voting debate
Indice
- Christiani in allarme per la marginalizzazione nel dibattito sul voto degli expat in Libano
- Votare all’estero
- Hezbollah spinge per limitare il voto della diaspora
- Logistica o pretesti politici?
- Giovani cristiani all’estero esprimono frustrazione
- Approfondimento
- Possibili Conseguenze
- Opinione
- Analisi Critica dei Fatti
Christiani in allarme per la marginalizzazione nel dibattito sul voto degli expat in Libano
La diaspora libanese è stata a lungo celebrata come la maggiore risorsa del paese, ma quando si tratta dei diritti di voto, il loro ruolo rimane una fonte di divisione e preoccupazione.
Le ultime sessioni del governo hanno riportato la questione alla ribalta, sottolineando la fragilità del consenso politico e la diffidenza che continua a paralizzare le riforme. Per molti cristiani, la questione ha un peso particolare. Dietro gli argomenti tecnici si nasconde una paura più profonda: che limitare la voce della diaspora non sia solo una questione di procedura elettorale, ma piuttosto un tentativo di erodere gradualmente la loro influenza nel fragile equilibrio di potere del Libano.

Votare all’estero
Il diritto dei libanesi di votare all’estero nelle elezioni nazionali è stato introdotto per la prima volta nella legge elettorale del 2017. Prima di allora, chiunque viveva fuori dal Libano doveva tornare in patria per esprimere il proprio voto.
La nuova legge ha consentito agli expat di votare all’estero attraverso ambasciate e consolati. Ha anche creato un piano per riservare sei seggi in Parlamento specificamente per gli elettori expat: uno per ciascuna delle principali comunità religiose del Libano (maronita, greco-ortodossa, greco-cattolica, sunnita, sciita e drusa).
Tuttavia, nessuna circoscrizione è stata creata. La legge stessa ha lasciato il meccanismo vago, senza un chiaro modo per implementarlo.
Di conseguenza, sia nelle elezioni del 2018 che del 2022, i libanesi all’estero hanno votato per tutti i 128 membri del Parlamento, come i cittadini all’interno del paese. I loro voti sono stati conteggiati nei loro distretti di origine, non in un blocco “solo expat” separato.
Hezbollah spinge per limitare il voto della diaspora
Con le prossime elezioni previste per il 2026, c’è una crescente pressione – guidata principalmente da Hezbollah e dai suoi alleati – per attivare finalmente il piano dei sei seggi e confinare gli elettori della diaspora a esso.
Dall’altra parte, 68 membri del Parlamento (deputati), rappresentanti più della metà della camera – tra cui partiti come le Forze Libanesi, Kataeb, il Partito Socialista Progressista (PSP), indipendenti e altri – stanno spingendo per emendare la legge e rendere permanente il sistema basato sui distretti.
Tuttavia, il presidente del Parlamento Nabih Berri ha finora rifiutato di mettere la proposta all’ordine del giorno, lasciando la questione irrisolta.
Logistica o pretesti politici?
Hezbollah, per sua parte, non ammette apertamente che la spinta per i sei seggi sia volta a limitare l’influenza della diaspora. Invece, i suoi leader inquadrano la questione attorno a “difficoltà logistiche”, sfide nella sorveglianza del voto all’estero e il rischio che gli expat possano subire pressioni.
Ma in un’intervista con ACI MENA, il deputato Pierre Bou Assi ha respinto quelle affermazioni in modo categorico. “Questi argomenti sono completamente infondati”, ha detto. “È impossibile esercitare pressioni sugli elettori che esprimono il loro voto in privato dietro la tenda. Dal punto di vista logistico, il processo di voto per 128 deputati ha già dimostrato di essere efficace, mentre la fattibilità del voto per soli sei deputati all’estero non è stata testata”.
Giovani cristiani all’estero esprimono frustrazione
I libanesi all’estero, in particolare i cristiani, sono sempre più arrabbiati alla prospettiva di perdere i loro diritti di voto pieni. Charbel Abi Younes, un giovane scienziato politico di 27 anni che ha lasciato il Libano per l’Australia nel 2022, ha detto di sentirsi “escluso dalla politica del mio stesso paese”. Se la legge confinerà gli elettori della diaspora a sei seggi, ha aggiunto, non esprimerà il proprio voto: “Sarebbe come se il mio stesso paese mi stesse dicendo che non sono parte di esso”.
Approfondimento
La questione del voto degli expat in Libano è un tema complesso e delicato, che coinvolge non solo aspetti tecnici e logistici, ma anche questioni di natura politica e sociale. La diaspora libanese, infatti, rappresenta una risorsa importante per il paese, sia in termini economici che politici. Tuttavia, la sua influenza potrebbe essere limitata se il voto viene confinato a sei seggi, come proposto da Hezbollah e dai suoi alleati.
È importante notare che la legge elettorale del 2017 ha introdotto il diritto di voto all’estero, ma non ha fornito un meccanismo chiaro per la sua implementazione. Ciò ha portato a una situazione in cui gli expat hanno votato per tutti i 128 membri del Parlamento, come i cittadini all’interno del paese.
Possibili Conseguenze
Le possibili conseguenze di una limitazione del voto della diaspora potrebbero essere significative. Innanzitutto, ciò potrebbe portare a una riduzione dell’influenza della diaspora nella politica libanese, il che potrebbe avere ripercussioni negative sull’economia e sulla società del paese. Inoltre, ciò potrebbe anche portare a una perdita di fiducia nella democrazia e nelle istituzioni libanesi, il che potrebbe avere conseguenze negative sulla stabilità e sulla sicurezza del paese.
È anche importante notare che la questione del voto degli expat è legata a questioni più ampie di natura politica e sociale, come la rappresentanza dei cristiani in Libano e il ruolo della diaspora nella politica del paese. Pertanto, è fondamentale che le autorità libanesi trovino una soluzione che tenga conto delle esigenze e delle preoccupazioni di tutte le parti coinvolte.
Opinione
La questione del voto degli expat in Libano è un tema complesso e delicato, che richiede una soluzione equilibrata e inclusiva. È importante che le autorità libanesi tengano conto delle esigenze e delle preoccupazioni di tutte le parti coinvolte, compresa la diaspora, e che trovino una soluzione che garantisca la rappresentanza e la partecipazione di tutti i cittadini libanesi, indipendentemente dalla loro residenza.
È anche fondamentale che la soluzione trovata sia basata su principi di democrazia, equità e giustizia, e che tenga conto delle esigenze e delle preoccupazioni di tutte le parti coinvolte. In questo modo, è possibile garantire che la diaspora libanese possa continuare a svolgere un ruolo importante nella politica e nella società del paese, e che il Libano possa continuare a essere un paese stabile e prospero.
Analisi Critica dei Fatti
La questione del voto degli expat in Libano è un tema complesso e delicato, che richiede un’analisi critica dei fatti. È importante notare che la legge elettorale del 2017 ha introdotto il diritto di voto all’estero, ma non ha fornito un meccanismo chiaro per la sua implementazione. Ciò ha portato a una situazione in cui gli expat hanno votato per tutti i 128 membri del Parlamento, come i cittadini all’interno del
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