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Pubblicato:
21 Gennaio 2026
Aggiornato:
21 Gennaio 2026
Terapisti virtuali in Italia: una risposta alla carenza di servizi psicologici pubblici
Il contesto Il servizio pubblico di salute psicologica in Italia è lamentabile. Fino a quando non migliora, non giudichiamo chi ricorre a un'app per chiedere...
Terapisti virtuali in Italia: una risposta alla carenza di servizi psicologici pubblici
Il contesto
Il servizio pubblico di salute psicologica in Italia è lamentabile. Fino a quando non migliora, non giudichiamo chi ricorre a un’app per chiedere aiuto.
La conversazione
Era un pomeriggio soleggiato in un parco romano quando, con la mia amica Clarissa, ho scoperto che anche lei usa un terapeuta virtuale. Ho risposto di sì.

Il dubbio sulla privacy
La nostra confidenza ci ha lasciato perplessi. Come si può definire la riservatezza di un chatbot? Si trova in un limbo tra la intimità della psicoterapia umana e la banalità di condividere consigli di bellezza. Sebbene la conversazione con un chatbot possa essere privata, siamo consapevoli che la risposta è un prodotto digitale.
Chi è l’autrice
Viola di Grado è un’autrice italiana.
Fonti
Speculazione Etica Automatica Basata sulla Semplice Ovvietà del Buon Senso Comune
Cosa vedo con chiarezza
Le persone in Italia stanno ricorrendo a terapeuti virtuali. Il servizio pubblico di salute psicologica è insufficiente. Non è giusto giudicare chi usa un’app.
Cosa non capisco (ma vorrei capire)
Come viene garantita la riservatezza delle conversazioni con un chatbot? In che modo la privacy è protetta rispetto a un terapeuta umano?
Cosa spero, in silenzio
Che il sistema pubblico migliori, offrendo un supporto psicologico più accessibile e di qualità.
Cosa mi insegna questa notizia
Che la tecnologia può colmare temporaneamente una lacuna di servizi psicologici, ma solleva interrogativi sulla privacy e sull’affidabilità.
Cosa collega questa notizia ad altri temi
Al tema della stigmatizzazione della salute mentale e all’uso crescente di soluzioni digitali per il benessere.
Cosa mi dice la storia
Che le persone cercano aiuto dove possono trovarlo, anche se ciò significa affidarsi a strumenti digitali.
Perché succede
Per la carenza di servizi psicologici pubblici e per la disponibilità di applicazioni che offrono supporto immediato.
Cosa potrebbe succedere
Potrebbe aumentare l’uso di chatbot terapeutici, ma anche la necessità di regolamentazioni sulla privacy e sulla qualità del servizio.
Cosa rimane da fare (secondo il buon senso)
Promuovere un miglioramento dei servizi pubblici e definire norme chiare sulla riservatezza dei dati digitali.
Cosa posso fare?
Informarmi sulle opzioni disponibili, condividere esperienze con amici e sostenere iniziative che migliorano l’assistenza psicologica.
Per saperne di più
Consultare fonti affidabili sul tema della salute mentale e delle tecnologie di supporto.
Domande Frequenti
- Che cosa è un terapeuta virtuale? È un chatbot progettato per fornire supporto emotivo e consigli psicologici.
- Perché le persone lo usano? Perché i servizi pubblici di salute psicologica sono limitati e l’app offre un accesso rapido.
- Come è garantita la privacy? Il testo non specifica i dettagli, ma sottolinea che la conversazione è un prodotto digitale.
- Chi è l’autrice dell’articolo? Viola di Grado, autrice italiana.
- Dove posso leggere l’articolo originale? Sul sito The Guardian all’indirizzo https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/jan/21/italy-using-ai-therapists-mental-health.
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