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Pubblicato:

3 Febbraio 2026

Aggiornato:

3 Febbraio 2026

Il calcestruzzo emette il 5% delle emissioni globali di CO2 ma esistono leganti a carbonatazione inversa

Il calcestruzzo: un materializzato ecosistema Il calcestruzzo è senza dubbio uno dei materiali più diffusi e utilizzati nel mondo costruttivo, ma dietro...

Il calcestruzzo emette il 5% delle emissioni globali di CO2 ma esistono leganti a carbonatazione inversa

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    Il calcestruzzo: un materializzato ecosistema

    Il calcestruzzo è senza dubbio uno dei materiali più diffusi e utilizzati nel mondo costruttivo, ma dietro la sua semplicità e versatilità si nasconde un’ecologia complessa. Questo materiale, composto principalmente di calcare e sabbia, viene mescolato con acque e, in alcuni casi, con agregati speciali come il ghisa o la cenere volante, per creare un legante che, quando si secca e si solidifica, forma un complesso sistema di reazioni chimiche. Tuttavia, il calcestruzzo ha un lato oscurissimo: è responsabile di oltre il 5% delle emissioni globali di anidride carbonica (CO2), un’importante fonte di gas serra.

    La lega del calce e del CO2

    La produzione del calcestruzzo inizia con il calcare, un materiale composto principalmente di carbonato di calcio. Questo materiale, quando viene martellato e rovinato, viene inneschato una reazione chimica denominata calcinazione. Durante la calcinazione, il carbonato di calcio reagisce con il calore per produrre calcina (CaO) e anidride carbonica (CO2). La calcina, una polvere bianca, è poi mescolata con sabbia e acqua per formare il calcestruzzo.

    In pratica, la produzione di calcestruzzo è un processo che emette CO2 in modo diretto. Questa reazione, pur essendo naturalmente presente nella natura, viene intensificata e accelerata in condizioni artificiali, aumentando significativamente le emissioni. Secondo una ricerca del Global Carbon Project, la produzione mondiale di calce e calcestruzzo emette circa 2,8 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno, un volume che rappresenta oltre il 5% delle emissioni globali di CO2.

    Il problema della carbonatazione inversa

    Ma la situazione non si limita solo alla produzione del calcestruzzo. Una volta applicato, il calcestruzzo inizia un processo chiamato carbonatazione inversa, attraverso il quale ha la tendenza a “assorbire” parte del CO2 emesso durante la sua produzione. Questo processo, che si verifica quando l’acqua e l’aria si combinano con il calcestruzzo, porta a formare nuovamente carbonato di calcio, il materiale originario.

    Il problema, tuttavia, è che questo processo di carbonatazione inversa è lento e, in alcuni casi, inefficace. Inoltre, nel corso del tempo, il calcestruzzo può perdere gran parte o tutta la sua capacità di assorbire CO2, riducendo così la sua capacità di neutralizzare le sue proprie emissioni iniziali. In sostanza, un buon parte del CO2 emesso durante la produzione del calcestruzzo non viene mai recuperato dalla sua carbonatazione inversa, rendendolo un contributo persistente alle emissioni globali di CO2.

    La ricerca di leganti a carbonatazione inversa

    Per affrontare questo problema, ci sono diversi gruppi di ricerca che stanno lavorando alla creazione di leganti a carbonatazione inversa, che possono assorbire più CO2 durante il processo di carbonatazione inversa. Questi materiali, chiamati cementi verdi o cementi biodigerenti, sono progettati in modo da poter assorbire CO2 durante tutta la loro vita utile, riducendo così la loro impronta carbonica.

    Un esempio di queste nuove combinazioni è il cemento basato su biomassa, che utilizza residui vegetali come sostituti parziali delle materie prime tradizionali. Questo non solo riduce l’uso di materie prime elettricamente intensive, ma anche l’emissione di CO2 durante la produzione. Inoltre, alcuni cementi verdi sono progettati per assorbire CO2 durante la loro produzione e utilizzo, creando un ciclo di vita più sostenibile.

    Conclusione: un futuro biodigerente

    La ricerca e lo sviluppo di materiali costruttivi meno dannosi all’ambiente, come i cementi a carbonatazione inversa, potrebbero rappresentare un passo importante verso una costruzione più sostenibile. Se riusciamo a ridurre le emissioni di CO2 durante la produzione del calcestruzzo e a far sì che questi materiali assorbano più CO2 durante il loro utilizzo, potremmo ridurre significativamente l’impronta carbonica del settore costruttivo.

    Stiamo ancora alla ricerca di materiali e processi che minimizzino l’impatto ambientale, ma l’industria costruttiva ha già iniziato a fare progressi in questa direzione. Con continue innovazioni e sforzi per ridurre l’impronta carbonica, è possibile un futuro dove i materiali costruttivi potrebbero diventare un elemento di risorsa naturale, invece di un contributo persistente alle emissioni di gas serra.

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