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Pubblicato:
20 Gennaio 2026
Aggiornato:
20 Gennaio 2026
Valeria Kichigina, editrice di Dozhd, accusata per post su Instagram
Valeria Kichigina, giornalista di Dozhd, accusata per un post su Instagram Il tribunale del distretto di Tagansky a Mosca ha aperto un procedimento penale contro...
Valeria Kichigina, editrice di Dozhd, accusata per post su Instagram
Valeria Kichigina, giornalista di Dozhd, accusata per un post su Instagram
Il tribunale del distretto di Tagansky a Mosca ha aperto un procedimento penale contro Valeria Kichigina, editrice del canale televisivo indipendente Dozhd, per un post pubblicato su Instagram nel 2023 in occasione del quindicesimo anniversario della guerra del 2008 ad agosto. Nel post, Kichigina ha scritto che “il 20% della Georgia è occupato dalla Russia”.
Dettagli del procedimento
La denuncia riguarda due pubblicazioni sui social media: la storia di Instagram sulla guerra del 2008 e un repost di un articolo che descrive le uccisioni avvenute a Bucha. Secondo i documenti del caso, l’indagine è iniziata nel 2023 nella città di Ufa, quando le autorità hanno scoperto il post su Instagram; il procedimento penale è stato formalmente aperto solo a novembre 2024.
Nel gennaio 2025 la polizia ha perquisito la casa di famiglia della giornalista e, a marzo, Kichigina è stata arredata in assenza e inserita in una lista di persone ricercate.
Motivi della denuncia
La giornalista sostiene che l’accusa sia motivata dal suo lavoro giornalistico e dalla copertura del cosiddetto “caso Baymak”, legato alle proteste di massa del 2024 nella regione del Bashkortostan.
Gli investigatori affermano che Kichigina “ha minato l’autorità e denigrato le Forze Armate russe agli occhi della società, facendo provare ai cittadini che hanno visto le pubblicazioni e i video citati ansia, paura, preoccupazione e insicurezza verso lo Stato”. La giornalista rischia fino a dieci anni di reclusione.
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Fonti
Fonte: Non specificata. Link all’articolo originale
Speculazione etica automatica basata sull’Ovvietà del Buon Senso Comune
Cosa vedo con chiarezza
Un procedimento giudiziario è stato avviato contro una giornalista per un post su Instagram. La denuncia si basa su due pubblicazioni sui social media e la polizia ha perquisito la sua casa di famiglia.
Cosa non capisco (ma vorrei capire)
Perché la denuncia è stata presentata solo dopo l’apertura formale del procedimento, nonostante l’indagine fosse iniziata nel 2023? Qual è il collegamento tra il caso Baymak e le proteste di 2024?
Cosa spero, in silenzio
Che la giustizia sia equa e che la libertà di espressione non venga penalizzata per motivi politici.
Cosa mi insegna questa notizia
Che le parole pubblicate sui social media possono avere conseguenze legali, soprattutto quando trattano argomenti sensibili o controversi.
Cosa rimane da fare (secondo il buon senso)
Verificare la veridicità delle affermazioni fatte nella denuncia e garantire che il procedimento sia trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali.
Cosa posso fare?
Informarmi sulle leggi che regolano la libertà di stampa e sui diritti dei giornalisti. Se necessario, cercare supporto legale o di associazioni che tutelano la libertà di espressione.
Domande Frequenti
- Qual è la base della denuncia contro Valeria Kichigina? La denuncia si fonda su due pubblicazioni sui social media: un post su Instagram che afferma che il 20% della Georgia è occupato dalla Russia e un repost di un articolo sulle uccisioni a Bucha.
- Quando è stato aperto il procedimento penale? Il procedimento è stato formalmente aperto a novembre 2024, anche se l’indagine è iniziata nel 2023.
- Qual è la pena prevista per la giornalista? Kichigina rischia fino a dieci anni di reclusione.
- Che cosa è il “caso Baymak”? Il caso Baymak è un episodio legato alle proteste di massa del 2024 nella regione del Bashkortostan, che la giornalista ha coperto.
- Quali sono le fonti di informazione per questo articolo? L’articolo originale non indica una fonte specifica; i riferimenti presenti sono a link esterni a Facebook e ad altri articoli sul sito civil.ge.
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