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Pubblicato:
18 Settembre 2025
Aggiornato:
18 Settembre 2025
Ghost Trail review – pain and paranoia as a Syrian refugee attempts to track down his torturer
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Ghost Trail review – pain and paranoia as a Syrian refugee attempts to track down his torturer
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Recensione di Ghost Trail: dolore e paranoia nella ricerca di un torturatore
Jonathan Millet esordisce nel cinema con un thriller ambizioso e lento che apre le porte a un mondo complesso di dolore.
Il volto di un rifugiato siriano è la chiave enigmatica di questo dramma-thriller lento, il debutto nel cinema di fiction del regista francese Jonathan Millet; è un volto duro, vuoto, ritirato, ma che mostra un’agonia inesprimibile, un trauma soppresso e non elaborato, complicato da una nuova guerra strategica. Il rifugiato è Hamid (interpretato da Adam Bessa), un ex professore di letteratura di Aleppo che ora si trova a Strasburgo, in Francia, nel 2016, dopo aver subito torture nella famigerata prigione di Sednaya a Damasco e l’uccisione della moglie e della figlia neonata.

Hamid chiede a siriani espatriati se conoscono un certo uomo, mostrando loro una foto sfocata, affermando che si tratta di suo cugino. In realtà, si tratta di un uomo che lo ha torturato e Hamid è un membro di un’organizzazione dedicata a rintracciare i criminali di guerra siriani in tutta Europa. Perseguitato, esausto e infelice, l’unica vera relazione di Hamid è con sua madre anziana in un campo profughi libanese, con cui ha conversazioni settimanali su Zoom; una performance tenera di Shafiqa El Till.
Approfondimento
Il film Ghost Trail affronta un tema molto delicato e importante, quello della ricerca di giustizia e della lotta contro l’impunità per i crimini di guerra. La storia di Hamid e della sua ricerca del torturatore è un esempio di come le vittime di violenze possano cercare di trovare una sorta di giustizia e di chiudere il capitolo del loro trauma. Il film solleva anche questioni importanti sulla condizione dei rifugiati e sulla loro integrazione nella società europea.
Possibili Conseguenze
Il film Ghost Trail potrebbe avere conseguenze importanti sulla percezione pubblica dei rifugiati e della loro condizione. Potrebbe anche contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di perseguire i crimini di guerra e di proteggere le vittime di violenze. Inoltre, il film potrebbe avere un impatto sulla politica di integrazione dei rifugiati in Europa, sollevando questioni importanti sulla loro accoglienza e sulla loro possibilità di ricostruire la loro vita.
Opinione
Il film Ghost Trail è un’opera importante e necessaria, che affronta temi delicati e importanti con sensibilità e onestà. La storia di Hamid e della sua ricerca del torturatore è un esempio di come il cinema possa essere uno strumento potente per sensibilizzare l’opinione pubblica e per promuovere la giustizia e la compassione. Il film è anche un tributo alla resilienza e alla forza delle vittime di violenze, che nonostante tutto continuano a lottare per la loro dignità e per la loro libertà.
Giornale: The Guardian
Autore: Non specificato
Rielaborazione del contenuto secondo i principi di oggettività, semplicità e rispetto per i fatti.
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