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Pubblicato:

3 Ottobre 2025

Aggiornato:

3 Ottobre 2025

The Guardian view on Tilly Norwood: she’s not art, she’s data | Editorial

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The Guardian view on Tilly Norwood: she’s not art, she’s data | Editorial

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    La visione de The Guardian su Tilly Norwood: lei non è arte, lei è dati

    La prima attrice al 100% generata da intelligenza artificiale è una causa di allarme. Ma la connessione umana della grande recitazione non potrà mai essere sostituita.

    La minaccia alla creatività umana da parte della tecnologia ha fatto un altro passo avanti questa settimana con l’apparizione di Tilly Norwood, la prima attrice al 100% generata da intelligenza artificiale. Non sorprendentemente, la sua presentazione al festival del film di Zurigo in uno sketch comico chiamato AI Commissioner ha causato un outcry. Emily Blunt ha descritto il film come “terrificante” e il sindacato degli attori Sag-Aftra lo ha condannato come “jeopardising performer livelihoods and devaluing human artistry”.

    The Guardian view on Tilly Norwood: she’s not art, she’s data | Editorial

    C’è molto che è problematico riguardo a Norwood, non ultimo il messaggio che la sua “girl-next-door vibe” invia alle giovani donne. Ma il punto più serio è che il suo volto è stato creato da quelli di attori reali senza la loro conoscenza o consenso. Il suo debutto leggero maschera il fatto che lei fa parte di un nuovo modello di produzione media che calpesta le norme e le leggi consolidate che governano gli artisti e il loro lavoro.

    Hollywood ha anticipato l’arrivo di Norwood da tempo. Film come il sci-fi del 2002 Simone, su un regista che crea l’attrice perfetta al computer, e il 2013 The Congress, in cui una star che invecchia viene scansionata digitalmente dal suo studio, sono stati sorprendentemente preveggenti. L’horror del corpo dell’anno scorso The Substance, con Demi Moore come una celebrità in declino che genera un clone più giovane, ha satirizzato in modo simile l’ossessione dell’industria per la giovinezza e la bellezza. Ora, come Victor Frankenstein, il mondo del cinema sta guardando in faccia l'”attrice perfetta”.

    Approfondimento

    La creazione di Tilly Norwood solleva importanti questioni sulla proprietà intellettuale e sul consenso degli attori. La tecnologia di intelligenza artificiale utilizzata per creare Norwood potrebbe essere utilizzata per generare altri personaggi, sollevando preoccupazioni sulla possibilità di sostituire gli attori umani con quelle generate da computer.

    Inoltre, la creazione di Norwood potrebbe avere un impatto significativo sull’industria cinematografica, poiché potrebbe ridurre la domanda di attori umani e cambiare il modo in cui vengono prodotti i film. Ciò potrebbe avere conseguenze negative per gli attori e le attrici che lavorano nell’industria.

    Possibili Conseguenze

    La creazione di Tilly Norwood potrebbe avere conseguenze significative per l’industria cinematografica e per la società in generale. Una delle possibili conseguenze è la perdita di posti di lavoro per gli attori e le attrici, poiché la tecnologia di intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzata per generare personaggi e ridurre la domanda di attori umani.

    Un’altra possibile conseguenza è la perdita di autenticità e di connessione umana nei film, poiché gli attori generati da computer potrebbero non essere in grado di recitare con la stessa emozione e profondità degli attori umani. Ciò potrebbe avere un impatto negativo sulla qualità dei film e sulla capacità di coinvolgere il pubblico.

    Opinione

    La creazione di Tilly Norwood è un esempio di come la tecnologia di intelligenza artificiale possa essere utilizzata per creare contenuti innovativi e interessanti. Tuttavia, è importante considerare le possibili conseguenze negative della sostituzione degli attori umani con quelli generati da computer.

    È fondamentale trovare un equilibrio tra l’uso della tecnologia per creare contenuti innovativi e la protezione dei diritti e delle opportunità degli attori e delle attrici. La creazione di Norwood solleva importanti questioni sulla proprietà intellettuale, sul consenso degli attori e sull’impatto della tecnologia sull’industria cinematografica.

    Giornale: The Guardian, Autore: Editorial

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