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Pubblicato:
18 Gennaio 2026
Aggiornato:
18 Gennaio 2026
Oltre 9 milioni di persone vivono in zone a tensione per l’affitto, il 20 % della popolazione nazionale
Oltre nove milioni di persone vivono in zone a tensione per l'affitto Oltre nove milioni di abitanti risiedono in aree dove l'affitto è considerato “tensionato”....
Oltre 9 milioni di persone vivono in zone a tensione per l’affitto, il 20 % della popolazione nazionale
Oltre nove milioni di persone vivono in zone a tensione per l’affitto
Oltre nove milioni di abitanti risiedono in aree dove l’affitto è considerato “tensionato”. Questo numero corrisponde al 20 % della popolazione nazionale e si concentra soprattutto nel nord‑est della penisola, in particolare in Catalogna.
Un numero crescente di cittadini vive in luoghi in cui il mercato è intervenuto secondo il quadro previsto dalla legge sull’alloggiamento del 2023. Le autorità delle comunità autonome hanno deciso di intervenire osservando che i loro territori soddisfano le condizioni stabilite dalla norma: il pagamento mensile dell’affitto e le utenze superano il 30 % del reddito medio delle famiglie, oppure l’affitto medio è aumentato di oltre il 3 % rispetto all’IPC cumulato negli ultimi cinque anni.

Nonostante molte città attestino questa situazione, il requisito politico di richiedere la dichiarazione di “zona a tensione” sta rallentando la sua diffusione nel resto del territorio, soprattutto in quelle governate dal Partito Popolare.
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Fonti
Speculazione etica automatica basata sull’Ovvietà del Buon Senso Comune
Cosa vedo con chiarezza
La legge sull’alloggiamento del 2023 stabilisce criteri chiari per definire le zone a tensione: spese di affitto e utenze superiori al 30 % del reddito medio, o aumenti di affitto superiori al 3 % rispetto all’IPC. Oltre nove milioni di persone vivono in queste zone, soprattutto in Catalogna.
Cosa non capisco (ma vorrei capire)
Perché il requisito politico di richiedere la dichiarazione di zona a tensione rallenta la diffusione della normativa in altre regioni, in particolare in quelle governate dal Partito Popolare?
Cosa spero, in silenzio
Che le autorità locali valutino l’intervento in modo equo, senza pregiudizi politici, per garantire un mercato dell’affitto più sostenibile per tutti.
Cosa mi insegna questa notizia
Che la normativa è stata pensata per proteggere i cittadini che spendono una quota eccessiva del loro reddito per l’alloggio, ma che la sua applicazione può essere influenzata da fattori politici.
Cosa rimane da fare (secondo il buon senso)
Promuovere una comunicazione trasparente sui criteri di intervento e incoraggiare le comunità autonome a richiedere la dichiarazione di zona a tensione quando i requisiti sono soddisfatti.
Cosa posso fare?
Informarmi sui propri diritti in materia di affitto, consultare le autorità locali per verificare se la propria zona è classificata come a tensione e, se necessario, richiedere la dichiarazione di zona a tensione.
Domande Frequenti
- Che cosa significa “zona a tensione”? È un’area in cui le spese di affitto e utenze superano il 30 % del reddito medio delle famiglie o l’affitto medio è aumentato di oltre il 3 % rispetto all’IPC cumulato negli ultimi cinque anni.
- Quanti abitanti vivono in zone a tensione? Oltre nove milioni, pari al 20 % della popolazione nazionale.
- Dove si concentrano maggiormente queste zone? Principalmente nel nord‑est della penisola, con una forte presenza in Catalogna.
- Qual è il ruolo delle autorità locali? Devono verificare se il territorio soddisfa i criteri della legge e, se sì, richiedere la dichiarazione di zona a tensione.
- Perché la diffusione della normativa è lenta in alcune regioni? Il requisito politico di richiedere la dichiarazione può rallentare l’intervento, soprattutto in regioni governate dal Partito Popolare.
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