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Pubblicato:

30 Novembre 2025

Aggiornato:

30 Novembre 2025

Vivere in strada è come stare in una prigione: la perdita di controllo della vita

Vivere in strada è come stare in una prigione perché si perde il controllo della propria vita Pepe, 66 anni, indica l’ingresso di un negozio...

Vivere in strada è come stare in una prigione: la perdita di controllo della vita

Vivere in strada è come stare in una prigione: la perdita di controllo della vita
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    Vivere in strada è come stare in una prigione perché si perde il controllo della propria vita

    Pepe, 66 anni, indica l’ingresso di un negozio dove ha dormito sul pavimento. È lo stesso luogo dove, una notte, è stato picchiato e dove molti giorni ha pensato se non fosse meglio morire. Ora vive in quella stessa strada di Madrid (Bravo Murillo), dove ha gestito un bar per vent’anni. “Ho chiuso il bar nel 2019. Ho iniziato a lavorare consegnando giornali e cibo per un’azienda francese, ma la pandemia è arrivata e ho perso i due lavori. Quando il denaro è finito, mi hanno sfrattato dall’appartamento in affitto e sono finito in questo angolo. Non ho detto nulla alla mia famiglia, volevo risolvere il problema da solo, ma una volta che sei in strada è molto difficile uscire. Passavano persone che conoscevo dal tempo del bar, alcune mi chiedevano aiuto, ma molti guardavano altrove, fingevano di non vedermi.”

    Pepe è uno dei quattro protagonisti di un documentario presentato dall’attore Richard Gere e dalla sua moglie, Alejandra, insieme all’organizzazione Hogar sí: Lo que nadie quiere ver. I quattro hanno profili molto diversi, dimostrando che, nel cosiddetto sinhogarismo, che colpisce 37.000 persone in Spagna, non esiste un unico modello. El País ha trascorso una giornata con loro. Questa è la loro storia.

    Vivere in strada è come stare in una prigione: la perdita di controllo della vita

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    Fonti

    Articolo originale pubblicato su El País.

    Speculazione etica automatica basata sull’Ovvietà del Buon Senso Comune

    Cosa vedo con chiarezza

    La storia di Pepe dimostra che la perdita di un lavoro può portare rapidamente alla precarietà abitativa. Anche chi gestiva un’attività per vent’anni può trovarsi in strada se non ha un sistema di sostegno. Inoltre, la reazione della comunità è spesso indifferente: molte persone non offrono aiuto, anche quando lo chiedono.

    Cosa non capisco (ma vorrei capire)

    Perché la famiglia di Pepe non è stata informata? Perché le persone che lo conoscevano non hanno reagito più di un semplice sguardo? E perché, nonostante la diversità dei profili, il fenomeno della senzatetto è così diffuso?

    Cosa spero, in silenzio

    Che le istituzioni e la società possano creare reti di supporto più solide, in modo che chi perde il lavoro non debba ricorrere alla strada. Che la solidarietà tra vicini e amici sia più concreta.

    Cosa mi insegna questa notizia

    Che la sicurezza economica è fragile e che la mancanza di un sostegno adeguato può trasformare una vita stabile in una situazione di vulnerabilità. Che la comunità può essere indifferente, ma che è possibile intervenire.

    Cosa rimane da fare (secondo il buon senso)

    Promuovere politiche di occupazione, garantire l’accesso a alloggi temporanei e creare programmi di reinserimento sociale. È importante anche sensibilizzare la popolazione sull’importanza di offrire aiuto concreto.

    Cosa posso fare?

    Volontariato presso rifugi o associazioni che aiutano i senzatetto, donazioni di vestiti, cibo o denaro, e partecipazione a campagne di sensibilizzazione. Ogni piccolo gesto può fare la differenza.

    Domande Frequenti

    1. Chi è Pepe? Pepe è un uomo di 66 anni che ha gestito un bar a Madrid per vent’anni. Dopo aver perso i lavori a causa della pandemia, è finito in strada.

    2. Come è diventato senzatetto? La perdita simultanea di due lavori e l’evizione dall’appartamento in affitto lo hanno portato a cercare rifugio in una strada.

    3. Di che si tratta il documentario presentato da Richard Gere? Si chiama Lo que nadie quiere ver e racconta le storie di quattro persone senzatetto, inclusi i loro diversi background.

    4. Quante persone sono senzatetto in Spagna? Secondo l’entità Hogar sí, il numero è di circa 37.000.

    5. Qual è l’organizzazione coinvolta? L’organizzazione Hogar sí collabora con Richard Gere e la sua famiglia per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della senzatetto.

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